Caro cardinale, da qualche tempo la mia fidanzata ritiene aprirle la portiera dell’auto sia un atto di gentilezza, io però sinceramente mi scoccio ma voglio trovare una scusa che non mi faccia più ripetere l’agognato sforzo. Cosa mi consiglia? Cordialmente, P.I.
Caro nome puntato,
mi fa molto piacere che hai scelto di chiedere a me il tuo problema. Come tu ben saprai, sono stato fidanzato dal ‘50 al ‘53, quindi posso ben conoscere i problemi che si celano in una coppia. Da quando vivo in Vaticano ogni giorno analizzo i divorzi della Sacra Rota e ho tratto diverse teorie su un matrimonio felice e sereno in maniera tale da non rompere per frivolezze.
Il tuo, però, è un problema serio. Merita la massima attenzione e dev’essere analizzato nel dettaglio. Forse non le apri la portiera in un atteggiamento di superiorità? Oppure non l’apri perchè ti ritieni inferiore? E ancora, quando le versi un bicchiere d’acqua pensi a farlo mezzo pieno o mezzo vuoto? “In dubio pro reo”, ossia “nel dubbio a favore dell’imputato”, quindi assumo che tu lo faccia perchè il bicchiere sia mezzo pieno e la portiera non venga aperta per artriti alle mani.
Ma il punto della questione è un’altro. Non è tanto se aprirle la portiera o meno. Non è se ti annoi o meno. Il vero punto della questione è l’atteggiamento di fattibilità che poni in tutte le cose che fai. Siccome Nihil morte certium, ossia nulla è più certo della morte, non devi disperarti e secondo me devi concentrarti su altri problemi prima che sia troppo tardi. E ricordati che l’uomo è stato chiamato ad essere il primus super partes, quindi se la portiera non vuoi aprirla, non c’è motivo per cui tu lo faccia, se la portiera vuoi aprirla, assicurati che sia quella lato guidatore. La donna deve capire l’intenzionalità e la particolarità del soggetto e scegliere di seguirti ad libidum in secula seculorum.
Spero che i miei consigli siano stati d’aiuto. Buona giornata,
il Cardinale.